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Rubriche - Teatro

Teatro Studio di Scandicci
Via Donizetti 58
Zona: Scandicci
Firenze
Tel: 055-757348
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RETROSPETTIVA SU ENZO MOSCATO

A un grande della scena non solo napoletana il Teatro Studio dedica una retrospettiva, riproponendo un trittico di suoi famosi spettacoli, Cantà, Compleanno e Ritornanti.
Attore, autore e regista, capofila della nuova drammaturgia napoletana degli anni '80, Moscato ha segnato il teatro degli ultimi anni con spettacoli come Embargos, Rasoi e con drammi, commedie, monologhi che da Festa al celeste e nubile santuario a Pièce Noire, Occhi gettati, fino ai recenti, Recidiva, Lingua, carne soffio esplorano con audacia una babele di diversi registri linguistici e idiomatici arcaici e contemporanei.

Il programma degli spettacoli

mercoledi' 3 aprile ore 21.15
Enzo Moscato
Compleanno
Di e con Enzo Moscato, alla chitarra Silvio Moscato
Scena e costumi Tata Barbalato
Regia di Enzo Moscato

Uno spazio disadorno eppure pomposo. Un tavolo, due sedie, forse tre. Le une di fronte alle altre, nella posa di un intimo forsennato colloquio. Il tavolo, invece, sembra essere in attesa di una festa tra amici o di un incontro di compleanno fra comari cinguettanti. Sulla tovaglia, in numero contato, rosse rose finte e una bottiglia di modesto spumante già stappato. Nei pressi di una coppa di metallo opaco, in un angoletto appena sfiorato dalla luce, dardeggiano diademi di stagnola, orecchini spaiati, rossetti inaciditi. Quando, in fantasmatica parata incedono Ines, Bolero, Spinoza, i sorci, le matte, le gatte Rusinella, i mutanti, i maniaci, gli innesti, le ibride, pirati, priori, scrittori, inquisitori, raziatori di pistole pronte ad essere suonate come sax una volta scartocciate da corbeilles d'intricate narrazioni. Materiale infiammabile, e si vede, proveniente da galassie papiriche-tufacee, rigorosamente made in Naples ovvero Babilonia.


giovedi' 4 e venerdi' 5 aprile ore 21.15
Enzo Moscato
Cantà
Di e con Enzo Moscato
Progetto, selezione e arrangiamenti musicali di Pasquale Scialò
Luci di Tata Barbalato
Riprendendo l'ispirazione canoro-recitativa inaugurata con il fortunato Embargos ( Premio Ubu 1994) ecco un'altalena incessante di brani di scrittura e di canzoni, Enzo Moscato ci riprova con Cantà. Ulteriore passeggiata sconfinante fra parola e ritmo, riflessione ironicamente metafisica sul canto e corpo, inteso come estensione fisica del medesimo canto. Corpo che poi è quello di Enzo stesso: icona, suo malgrado, tra lo scugnizzesco e il filosofeggiante, il semiotico e il plebeo, il viscerale e il più capzioso scendere nei detti ( e nei non detti) che il verbo melodico può significare. Un originale modo d'intendere il canto, d'inebriarsene, d'interpretarlo e poi restituirlo ai sensi, come un'eco, l'illusione infinito-rifrangente e speculare-labirintica di se stesso. Il tutto ancora una volta senza soluzioni di continuità, senza artificiose fratture, senza schizzinose chiusure di gusto musicale, proprio come se pensare al canto, tradurlo in parole, prenderne magari a prestito qualcuna anche dalle canzoni, e dargli realtà e vita in scena, nel gesto, eminentemente orfico, di chiamare a raccolta i fiati e dargli un ordine, una "compositio armonica", fossero, in sostanza, la stessa identica alchimia: fare della gola un luogo dell'anima, il pizzo del sentire, e dell'anima, una sorta di organo carnale da cui far uscire i pensieri, però in nota, però in ritmo, e tali che, come i pagani dei che Nietzsche evocava, nei nostri cuori accesi, possano, a piacere, anche mettersi a danzare.

sabato 6 e domenica 7 aprile ore 21.15
Enzo Moscato
Ritornanti
Di e con Enzo Moscato e con Cristina Donadio e la partecipazione di Tata Barbalato e di Giuseppe Affinito junior
Musiche di Donamos e Pappi Corsicato
Costumi e arredo scenico Tata Barbalato.

Un recital come lo definisce Moscato stesso, un affascinante composit di brani e letture tratte da Spiritelli, Litle Peach e Cartesiana. In cui l'autore, regista e attore napoletano riallaccia i fili della memoria, tornando a trarre linfa da lavori passati. Ri-tornare, ri-percorrere, ri-sentire, ri-pronunciare è forse- scrive Moscato- l'atteggiamento che pratico idi più e più spesso con le mie cose di teatro. Soprattutto all'indomani della prima di un nuovo spettacolo, quando magari, ( e miracolosamente) mi sia riuscito di mettere a punto qualche significativa svolta, formale o tematica, lungo il mio non sempre lineare, camminare drammaturgico. Del resto nessuna parola detta andrebbe abbandonata mai a teatro. Nessun movimento, nessun gesto, nessun respiro, già vissuti, dovrebbero venir considerati finiti, de-finiti, esautorati, morti. Il nomadismo della ricerca, lo spostamento continuo del limite attraverso i suoi territori, non dovrebbe essere disgiunto mai dal rassicurante, naturale, portarsi appresso sempre le proprie cose, il proprio passato, le proprie masserizie ideologiche o grammaticali: passi già percorsi, sentieri già battuti, contagi e mali già esperiti, non per riproporli così come sono o come sono stati, bensì per fare esattamente il contrario, farli agire,respirare, dibattersi accanto o dentro un nostro spirito cambiato, nuovo, accanto o dentro un nostro differente modo di capirli o percepirli e con essi con questi altri sentimenti investirli, nutrirli, vivificarli. In una parola ri-amarli.


Info
Teatro Studio di Scandicci
Tel. 055 757348





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